Veronica (thanks mom!)

Dopo anni in attesa di essere nelle condizioni per poterlo fare, finalmente oggi sono TIPIZZATA e quindi, tramite e grazie ad ADMO, ufficialmente iscritta nel Registro Italiano dei Donatori Midollo Osseo IBMDR.

Sono entrata in contatto con questa realtà più di 5 anni fa, quando a mia mamma era stata diagnosticata la leucemia mieloide acuta.

Ero un’adolescente alle prese con le difficoltà della vita, tanto che mi sono ammalata di disturbi del comportamento alimentare. Il 14 febbraio 2017 mamma fece il trapianto, ma non di midollo perché purtroppo non si trovò IL donatore compatibile, perciò si tentò con le cellule staminali del cordone ombelicale grazie le quali, un’altra mamma, ridò speranza e vita alla mia. Purtroppo però, dopo tante complicanze, l’8 marzo del 2019 mamma Rita si spense, nella giornata internazionale della donna. Non credo sia stato un caso che se ne andò quel giorno… credo sia stato il destino che ha voluto che lei desse un grande esempio di coraggio, tenacia, speranza alle altre donne (e non solo). Il senso di impotenza che mi ha divorata fino a poco tempo fa, è oggi la mia forza per non restare indifferente e nel mio piccolo cercare di far conoscere ai giovani in particolare ma anche a quante più persone posso raggiungere, pure attraverso l’AIL di cui faccio orgogliosamente parte da un paio di anni, che cosa accade in reparti dove per anni io e le mie sorelle Maria e Federica, insieme al nostro papà Aldo, abbiamo passato tanto tempo tra visite, trasfusioni, ricoveri e chemio di mamma, fino ad accompagnarla al suo ultimo respiro e, dunque, cosa ognuno di noi può fare con un semplice prelievo: SALVARE VITE.
Perché anche se con fatica ho trovato un senso al grande dolore vissuto, il fatto che a mamma non abbiano trovato un vero e proprio donatore di midollo, ancora mi fa male.

É stato il cuore a portarmi qui, oggi.
È stato ciò che ho vissuto, che ha scatenato in me la voglia di fare qualcosa per chi soffre di
queste malattie.
É stato ciò che ho visto negli ultimi 5 anni, a spingermi a DONARE.

Oggi posso perché sono nelle condizioni fisiche per farlo, e anche il voler entrare a far parte di ADMO è stata una spinta per uscire dal tunnel dei disturbi alimentari. È un duplice traguardo per
me. Con una provetta di sangue, ho dato una minima ma importantissima percentuale in più di possibilità di salvare una vita.
Nel reparto di Medicina Trasfusionale, accanto a me c’era un ragazzo.. quel ragazzo era quell’uno su 100000 (1 su centomila!): era un figlio.. un figlio che ha donato il midollo al proprio papà, malato di leucemia. Quanto avrei voluto 5 anni e mezzo fa poter fare lo stesso per te, Mamma. Non è stato possibile… ma oggi é stato un riscatto: non ho potuto ieri, ma ho potuto oggi, e speriamo un giorno di essere chiamata per ridare una speranza di vita ad un malato di leucemia, linfomi, mieloma. Ad una di quelle tantissime persone che lottano contro i tumori del sangue.

Ho pianto, a fine tipizzazione, ed è difficile descrivere cosa ho provato in quel momento. Io riparto da qua,

sperando di realizzare al più presto un mio grande sogno che, nonostante gli ostacoli, coltivo studiando psicologia all’Università di Bergamo: lavorare un giorno nei reparti oncologici come supporto psicologico, perché sono convinta che ci sia grande bisogno di un sostegno, anche in questo campo, per i malati e le loro famiglie. Scrivo tutto ciò non solo per condividere la felicità e GRATITUDINE che provo oggi, ma soprattutto per SENSIBILIZZARE!
Non sono stata la prima a fare questa cosa, e non sarò l’ultima: non sono un eroe e non voglio passare per tale!! Ho fatto quello che il cuore mi ha detto fosse giusto fare, tantissime persone decidono di donare, e quello che spero non finisca mai é la generosità e l’UMANITÀ della gente.. purtroppo però i donatori di midollo non bastano, solamente una persona ogni 100.000 è compatibile con chi è in attesa di una nuova speranza di vita.

E tu, puoi salvargliela‼ basta veramente poco, per fare tanto.

Grazie ADMO e a tutti i volontari per quello che fate. Grazie a quei medici, ricercatori, componenti del personale sanitario che, come diceva uno dei più grandi ematologi professor Mandelli, “non
solo curano, ma si prendono cura”.

Grazie mamma per la vita che mi hai donato: da oggi, voglio donarla un po’ anche alle persone speciali come te.

É DONANDOSI, CHE SI RICEVE