Storie (di vita)

MI CHIAMO ANDREA, DONATORE.

Mi chiamo Andrea, ho 45 anni sono sposato e ho una bambina che frequenta la scuola elementare a Milano.

Molti anni fa mi sono iscritto ad Admo, e dopo poco tempo sono stato chiamato per una tipizzazione; purtroppo non ero risultato compatibile e quindi nulla di fatto.
Vent’anni dopo ho ricevuto una seconda chiamata, e questa volta me lo sentivo che sarei stato compatibile.
Ho fatto un’altro esame del sangue e in attesa dei risultati, un colloquio informativo. Mi è stato prospettato di donare tramite sangue periferico, con una procedura simile ad una aferesi di piastrine; avendo già fatto aferesi ho dato il mio assenso senza problemi.
Nei giorni successivi, ho eseguito una serie di esami clinici a tutela della mia salute.

Dopo un po’ di settimane mi hanno richiamato, e durante un ulteriore colloquio sono stato informato di essere compatibile al 100% con un bambino. La procedura richiesta era però differente, ovvero prelievo di sangue midollare tramite punture nella cresta iliaca. La scelta della procedura dipende dalla patologia del ricevente e da una serie di scelte mediche.

A essere onesto è stato un piccolo shock, da una parte l’emozione di dare una cura a un bambino gravemente malato, dall’altra la naturale paura di affrontare un’anestesia totale mai fatta prima.

Ma non ho avuto ripensamenti, ho mantenuto la promessa data vent’anni prima.

Mi sono presentato in ospedale lunedì mattina, il giorno dopo sono stato portato in sala operatoria; il tempo di addormentarmi e mi sono svegliato che era già tutto finito. Ho chiesto se il midollo fosse già partito per la destinazione, avutone conferma mi sono completamente rilassato.

Due ore più tardi, smaltita l’anestesia ero già in piedi e ho fatto un bel pranzetto.

Il giorno successivo all’espianto sono tornato a casa, sono stato un po’ a riposo per qualche giorno e il lunedì sono tornato a lavorare come niente fosse. Ho chiesto come stesse il bambino, che non conoscerò mai, né lui conoscerà mai me di persona. Per ora so che il trapianto è andato benissimo, ma è comunque un percorso lungo che dovrà affrontare, e io spero per il meglio.

In sostanza è un atto alla portata di chiunque, poca cosa lo sforzo richiesto confronto al grande beneficio per chi lo riceve.

E’ più la preparazione: fra la chiamata e l’espianto è passato un mese e mezzo. Successivamente, non ho avuto particolare dolore nella zona, solo un po’ di fastidio che è sparito in pochi giorni. I miei valori del sangue erano già buoni dopo una settimana, e praticamente come prima dell’espianto dopo un mese. Quindi nessuna conseguenza fisica.

Per me è stato un grande privilegio potere donare il midollo, la mia famiglia è stata molto contenta e mi ha sempre sostenuto.

Admo, mi aveva chiesto se fossi disposto a portare la mia testimonianza. All’inizio ero restio a raccontare questa esperienza, poi mi sono reso conto che a me come donatore avrebbe aiutato conoscere l’esperienza di un altro. Inoltre mi sono reso conto parlando con chi mi chiedeva informazioni, che c’è ancora molta confusione e poca informazione; spero quindi che io possa aiutare in questo senso.

Non sono riuscito a fare “proselitismo” né con le persone con cui lavoro direttamente, né con gli amici perché siamo quasi tutti oltre l’età massima per iscriversi (ormai ultaquarantenni).

Un grazie ad Admo, che con le sue campagne mi ha convinto a diventare donatore e mi ha dato il privilegio e l’onore di aiutare un bambino e un grazie anche al centro di trapianto di midollo osseo che mi ha seguito.

Ciao
Andrea

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