Il mio primo contatto con ADMO è avvenuto tramite la sezione AVIS del mio paese. Una sera vennero a trovarci i responsabili ADMO, direttamente da Villar Perosa, tra i quali ricordo in particolar modo Mario Bella, il papà di Rossano.

Ci parlarono della donazione di midollo osseo, di quanto fosse importante per gli ammalati di leucemia, della necessità di avere quanti più donatori possibile visto il rapporto 1/100.000 per trovare il tipo giusto.

Ci chiesero se qualcuno di noi volesse aderire e farsi tipizzare, accettai. Feci la tipizzazione a Vercelli, dopo esser stato ben informato su tutto il procedimento e tenete ben presente che ai tempi, correva l’anno 1995, il midollo veniva prelevato solo dalle creste iliache, la donazione in aferesi era ancora da inventare! Passarono così 2 anni, poi un giorno ricevetti una telefonata dal centro trasfusionale di Novara: c’era una compatibilità. Iniziò così un ciclo di esami del sangue, sempre più frequenti.

Ad ogni esame la compatibilità aumentava e di pari passo la mia emozione, la mia determinazione ad andare avanti.

 
E poi visite cardiologiche, rx torace, colloquio con l’ anestesista, tutto ok. Passo successivo, mi recai a Torino, alle Molinette per una chiacchierata con lo psicologo e la commissione, davanti alla quale ribadii la mia volontà di donare… era fatta! L’espianto venne effettuato poco dopo, in anestesia epidurale; 45 minuti, non sentii nulla se non i dialoghi dei chirurghi circa l’andamento dell’ intervento, divertente devo dire. Il giorno dopo a casa, nessun problema tanto che guidai personalmente l’auto da Torino fino a casa. Con l’approssimarsi del Natale, pensai: “Hai fatto un bel regalo a qualcuno che aveva bisogno”, ma poi, riflettendoci, iniziai a pensare che il regalo l’avevo fatto anche a me stesso.

Dopo la donazione non sei più lo stesso, la consapevolezza di aver salvato una vita ti cambia, ti fa stare meglio.

 
Per 5 anni al mese di Dicembre ricevetti una telefonata dal centro trasfusionale, il paziente stava bene migliorava; al quinto anno mi dissero che la prognosi era sciolta, il ricevente era guarito, il mio dovere l’ avevo fatto. Nel corso di tutti questi anni a volte mi è capitato di pensare: “Chissà come sta il mio gemello di sangue? Penserà a me ogni tanto?” domande senza risposta fino all’avvento di internet e di Facebook. Frequentando i vari gruppi ADMO ho così iniziato così a leggere le storie dei trapiantati, parole di infinita riconoscenza e di affetto verso coloro i quali gli avevano donato una seconda opportunità.

Mi piace pensare che anche il mio gemello abbia pensato e pensi le stesse cose. E sono contento così.

 
Ora collaboro con il gruppo ADMO di Borgomanero, racconto la mia storia, cerco di coinvolgere più persone possibile, tra di loro vi sarà sicuramente un tipo giusto per qualcuno che è in attesa. Questa è la mia storia; a chi avrà avuto la pazienza di arrivare fino in fondo, è nelle condizioni di donare e non si è ancora tipizzato dico di non aver paura, sarete seguiti in tutto e per tutto, avrete la possibilità di salvare una persona che altro non aspetta che qualcuno entri nella sua stanza e gli dica “: Abbiamo trovato un donatore compatibile, adesso ti prepariamo”.

Tipizzatevi.

Vincenzo

 

 

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